Martedì 7 aprile 2009
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Un altro appuntamento, Lunedì 6 Aprile, in sala civica a Moltrasio per discutere di paesaggio. Questa volta con l’Architetto PIERO MAZZOLI, che ha dimostrato,
proiettando delle diapositive, come una porzione di territorio a causa di successivi interventi può perdere le sue origini, in genere agricole, e trasformarsi
in qualcosa di indistinto, un “non luogo”, un paesaggio del disagio, una periferia sospesa, una identità perduta non più
recuperabile.
La cultura originale del territorio viene sconvolta quando si costruisce negando le tradizioni del passato e applicando
scelte ad imitazione di stili copiati da altri luoghi.
Un altro motivo di perdita di identità è la programmazione limitata al livello comunale per cui aree di diversa vocazione
(industriale, residenziale,ecc) si mescolano con le aree dei paesi contigui programmati con logiche diverse.
E per finire, l’abbandono delle aree agricole e montane costituisce un ulteriore colpo nella stessa direzione.
Si è fatto un confronto con realtà europee come OLANDA (vedi confronto con la BRIANZA) e GERMANIA dove il concetto di programmazione è più sviluppato. Qui viene
praticata una logica molto chiara di separazione tra nucleo urbano e territorio extra urbano che viene interamente destinato a scopi agricoli e naturalistici. I nuclei urbani al loro interno sono ben definiti zona per zona (dove sono le industrie, dove le abitazioni, ecc). Si realizza un contesto molto vivibile dove
in pochi minuti si può passare dalla città ad una campagna verde e incontaminata.
Gli interventi del pubblico hanno messo in evidenza come sia difficile fare qualcosa da noi, sul lago, per andare verso uno sviluppo programmato in una
realtà dove il mercato la fa da padrone determinando una forte tensione sui prezzi delle case, dove i Comuni concorrono coi privati nella continua costruzione di nuove abitazioni, dove
dilaga un patrimonio edilizio inutilizzato di seconde case, dove è difficile fare una politica di programmazione sovra comunale e dove non ci sono strumenti economici e legislativi
adeguati per fare una politica per il recupero dell’esistente e di conseguenza si continua a consumare nuovo territorio malgrado gli indici di sviluppo della popolazione siano
talvolta in diminuzione.
Partendo da questo quadro bisogna dire che qualche aspetto positivo c’è. Per esempio negli ultimi anni in certe zone
d’Italia si verifica un ritorno di interesse al territorio non più solo di tipo edificatorio ma per un ritorno alla terra per sviluppare coltivazioni di pregio o per un discorso di qualità
della vita. Una inversione di tendenza, magari delle stesse persone che ritornano nei loro luoghi di origine. Sono segnali significativi, ma insufficienti se manca una politica dello
stato adeguata alle dimensioni del problema.
L’architetto PIERO MAZZOLI è Professore di architettura del paesaggio al Politecnico di Milano e associato allo studio
dell’Architetto Darko Pandakovic.
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Pubblicato in : Territorio
Martedì 31 marzo 2009
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I caratteristici terrazzamenti, l’ubicazione dei paesi, la struttura degli antichi borghi, gli alpeggi, sono il risultato di una
programmazione del territorio come conseguenza delle attività agricole che hanno caratterizzato le popolazione del lago per centinaia di anni.
L’agricoltura è completamente scomparsa ma rimangono ancora nel paesaggio vivissime la tracce di quel periodo.
Anche le ville e i parchi che si snodano lungo le rive del lago sono nati secondo un concetto di programmazione del territorio
ispirata all’armonia delle forme e degli spazi. Questi aspetti, insieme alla cornice naturale, hanno determinato lo straordinario paesaggio del
lago.
Ora, a causa dell’impreparazione di chi dovrebbe programmare e controllare, del concentrarsi di diffusi interessi di natura economica
e di altro genere, della mancanza di regole certe, si rischia di sprofondare in uno sviluppo incontrollato e senza una logica coerente.
Questo è stato l’argomento trattato dall’architetto Angelo Dal Sasso Lunedì 30 Marzo nella sala civica della Biblioteca di
Moltrasio.
Ancora una volta l’esempio più significativo di questa situazione è il tipo di intervento che si sta compiendo a Blevio nel parco
della villa Roccabruna e la realizzazione del mostruoso silos per posti auto (soprannominato Alcatraz) realizzato oltretutto con i proventi degli
oneri di urbanizzazione.
N.d.R: Finalmente a giugno ci sono le elezioni. Tanti auguri di successo
alla lista SETTEFRAZIONI che sta provando a mandare a casa l’attuale Amministrazione Vago responsabile di
questa politica dissennata.
Altro esempio è il Sacro Monte di Ossuccio, una testimonianza di straordinaria sensibilità artistica e devozionale, di grande valore paesaggistico,
sviluppatosi tra il Cinquecento e il Settecento, che è assediato da un prepotente sviluppo dell’abitato sulle pendici della montagna.
Due casi, purtroppo non isolati, a testimonianza di una situazione in progressivo e generalizzato degrado.
L’architetto Angelo Dal Sasso è Professore di architettura del paesaggio al Politecnico di Milano, membro del comitato per le rive di Blevio ed esperto ambientale nelle Commissioni Edilizie di vari comuni lariani e di altre zone.
Ha scritto insieme all’Architetto Darko Pandakovic il libro “Saper vedere il paesaggio”
Un link interessante: Una classifica delle
brutture
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Pubblicato in : Territorio
Martedì 24 marzo 2009
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Si tratta della ex base nautica di Torriggia che verrà trasformata in un condominio di lusso con 12 appartamenti dai 280 ai 350 mq dotati di darsena, elevatori per il rimessaggio dei natanti, ascensori, ecc… e che frutterà al comune
950.000 euro di oneri di urbanizzazione.
Una boccata di ossigeno per l’Amministrazione comunale di Laglio, un Comune di 900 abitanti con un bilancio di previsione per il 2009
di circa 1.400.000 euro.
Nelle intenzioni del Sindaco Roberto Pozzi questi soldi hanno già trovato una loro destinazione nella costruzione di un nuovo
Poliambulatorio, nel completamento della ristrutturazione del Palazzo Comunale e nella ristrutturazione dei centri storici con particolare riferimento alla pavimentazione e alla
illuminazione.
Infatti fino al 2010 i Comuni hanno la possibilità di utilizzare il 75% degli oneri di urbanizzazione per finanziare la spesa
corrente. Una facoltà loro concessa dopo che per parecchi anni ogni finanziaria ha continuamente diminuito i trasferimenti dallo Stato. Questo fatto contribuisce a spiegare perché molti Comuni, anche del Lago, per mantenere i servizi abbiano
talvolta ecceduto nel concedere aree alla speculazione. Non è il caso di Laglio, dichiara il Sindaco, che fino a questo momento non ha consumato
territorio e si trova ad incassare dei soldi in conseguenza del cambio di destinazione di un’area industriale dimessa.
Dopo
il 2010 l’auspicio di Roberto Pozzi è che intervenga il tanto annunciato federalismo fiscale che consenta ai Comuni di poter usufruire di una parte delle entrate fiscali, in particolare una
percentuale dell’IRPEF, da destinare alle amministrazioni comunali.
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Pubblicato in : Territorio
Venerdì 20 marzo 2009
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Mario Luppi,
sindaco della attuale maggioranza che governa a Maslianico da 5 anni, si ripresenta per chiedere il voto agli elettori il
prossimo mese di Giugno, insieme alla sua giunta composta da Mirco Frangi, Domenicangelo di Fiore, Francesco Gatti, Gianluigi Miglio, Giuseppina Taormina. Anche una buona parte dei Consiglieri di maggioranza saranno presenti nella lista dei 16 che parteciperanno alle prossime elezioni, e ci sarà posto per 5 o 6
volti nuovi.
In caso di vittoria elettorale il sindaco Luppi più i primi 12 della lista, in ordine di preferenze espresse nel voto, formeranno la
nuova maggioranza.
Il simbolo e il nome della lista civica “IL PONTE” verranno mantenuti come segno di continuità con la precedente esperienza di governo che, a giudizio degli amministratori uscenti, ha garantito a Maslianico 5
anni di buona amministrazione, con notevoli investimenti nel campo sociale, su manutenzioni e lavori pubblici, in particolare nelle scuole e per la viabilità, senza aumentare di un centesimo le
tasse e senza aver usufruito della famosa addizionale irpef comunale di due anni fa, non adottata per precisa scelta della Giunta che riteneva e ritiene già sufficientemente vessatorio per le
famiglie l’attuale peso fiscale.
Il
programma, in fase di discussione, sarà caratterizzato da un’attenzione ai servizi sociali, al rapporto con i cittadini e alla realizzazione delle opere pubbliche già in parte pianificate ed
importanti per il futuro sviluppo del paese. (vedi blog della lista IL PONTE)
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Pubblicato in : Elezioni
Martedì 10 marzo 2009
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L’attuale maggioranza che regge il comune di Moltrasio, Lunedì 9 Marzo ha tenuto, presso la sala civica della Biblioteca, la
prima iniziativa pubblica in vista delle amministrative del prossimo Giugno.
Ora è ufficiale, Rossella Scoccimerro si ripresenta come candidato sindaco e alcuni degli amministratori uscenti hanno
riconfermato la disponibilità a far parte della sua squadra: Maria Tettamanti, Ugo Targetti, Mario Donegana e Claudia Romanò. Hanno
dichiarato l’intenzione di non ripresentarsi Tino Villa e Riccardo Ragabassi. Non erano presenti, ma sembra che non siano intenzionati a ricandidarsi, Stefano Clerici e Matteo Missaglia.
Un sindaco più quattro candidati per la lista, un buon inizio che lascia aperti ampi margini per il rinnovamento. Infatti, dovendo formare una lista di 12 candidati, sono ben 8 i nomi nuovi che dovranno inserirsi nelle prossime settimane.
E’ partita anche la campagna per la stesura del programma. Il confronto sui temi è già
iniziato nella riunione stessa con una serie di contributi, ma proseguirà nei giorni successivi.
La
riunione di Lunedì 9 Marzo mette fine ad una serie di incertezze che circolavano da mesi in merito alla volontà di ripresentarsi di Rossella Scoccimarro. Incertezze che avevano trovato una conferma nelle sue dichiarazioni di indisponibilità fatte pubblicamente in una precedente riunione il 20 Febbraio. E’ stata la stessa Scoccimarro a motivare il suo cambiamento di decisione facendo riferimento ai numerosi incoraggiamenti ricevuti e dichiarazioni di stima
che le sono pervenuti da ogni parte.
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Pubblicato in : Elezioni
Martedì 24 febbraio 2009
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17:26
Ma vogliamo veramente favorire l’uso del battello ? Ci sarebbe da
dubitarne. Che siate turisti o pendolari non fa differenza. Se arrivate all’imbarco con un mezzo privato, che sia un auto
o un veicolo a due ruote, e volete posteggiarlo, il più delle volte non sapreste come fare.
Questo vale per tutta la rete degli imbarchi, Como compresa. I
vecchi e bellissimi pontili localizzati nelle zone più storiche e suggestive del lago sono stati concepiti in tempi in cui i paesi erano piccoli e poco estesi ed era normale e possibile andare a
piedi a prendere il battello.
Non costerebbe certamente molto e non rovinerebbe l’incanto dei luoghi prevedere delle rastrelliere per biciclette per consentire al
turista o al pendolare di raggiungere l’imbarco con il proprio mezzo e poterlo lasciare per tutta la giornata. O di prevedere delle tariffe differenziate per la sosta giornaliera nei pochi e
preziosi parcheggi a ridosso degli imbarchi.
Del resto questa possibilità è una cosa acquisita in tutti laghi della Svizzera. Abbiamo fatto una piccola inchiesta ponendo la
domanda alla Navigazione dei laghi di Lugano, Lucerna, Brienz e
Bienne con una semplice email inviata attraverso gli ottimi siti turistici predisposti per l’utente. Nel giro di un’ora abbiamo ottenuto una risposta positiva con indicate le soluzioni
e, in qualche caso, il costo della sosta. Ci hanno ricordato anche che volendo è possibile portare con se la bicicletta sul battello. Abbiamo girato la stessa domanda alla Navigazione di Como e la risposta è stata che è possibile imbarcare la bici solo nella stagione estiva, quando funzionano
i battelli grandi, per un numero limitato e a discrezione del Capitano del battello stesso. Sembrerebbero questioni di poco
conto in confronto al gigantesco taglio del 40% ai trasferimenti statali di cui si parla in questi giorni, ma è certo che l’insieme di questi aspetti sta uccidendo il trasporto pubblico
lacuale.
Colpa
della Navigazione, dei Comuni del Lago, del Governo ? Le responsabilità sono certamente diffuse e non si preannuncia niente di buono per la prossima stagione turistica e per gli utenti del
servizio lacuale.
Como - Bici incustodite all'imbarco dei battelli
Altre Foto:
Cernobbio: Dove sono le rastrelliere ?
Argegno: Impossibile lasciare moto o bici incustodite.
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Pubblicato in : Mobilità
Lunedì 23 febbraio 2009
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13:41
Andare al lavoro, portare i figli a scuola, fare la spesa, andare a Como o a Milano, spostarsi da un comune all’altro. Che aiuto ci danno i mezzi pubblici, bus e battello ?
Raccontateci le vostre storie le pubblicheremo.
Lucy – Abita a Laglio e i suoi figli vanno alla scuola Ugo Foscolo. Si devono presentare alla fermata del bus di Torriggia alle 6,50 per poter arrivare a scuola prima delle
8,00.
Prenderebbero volentieri il battello che passa da Urio alle 7,23 o da Moltrasio alle 7,35 se questo
potesse fare una fermata al pontile di Villa Olmo consentendo loro di arrivare alla scuola in orario e con un tragitto a piedi ragionevole.
Quella stessa corsa passa da Torno e sarebbe in grado di raccogliere gli studenti che intendono andare
da questo paese alla scuola Ugo Foscolo.
Il problema è stato esposto da tempo alla Navigazione ma con esito negativo adducendo a motivo la
mancanza di personale al pontile per lo sbarco dei passeggeri.
Nella stagione turistica questo servizio viene fatto a beneficio dei turisti, perché non si pensa di poterlo fare anche per gli studenti ?
Federico – Abita a Moltrasio nella parte più alta del Paese a ridosso della montagna. E’ uno studente
del terzo anno di architettura e deve andare a Milano per seguire le lezioni in orari non sempre uguali. Prende abitualmente il bus ma, a causa dei frequenti disservizi, spesso è costretto ad
usare il battello. Ogni volta la corsa gli costa 2,30 Euro che si aggiungono al costo dell’abbonamento mensile al bus.
Vede con interesse l'abbonamento unico bus / battello che gli consentirebbe di scegliere il mezzo più idoneo alla situazione e all'orario.
Eletta - Abita a Moltrasio e va a Milano per lavoro saltuariamente e al di fuori degli orari dei pendolari. All'andata preferisce prendere il battello perché
é sempre in orario ed é possibile aspettarlo seduti in una biglietteria anziché sul ciglio della Regina senza riparo e senza certezza del passaggio. Per il ritorno preferisce il bus che la
lascia vicino a casa.
Ma dichiara “i grossi problemi con la Navigazione avvengono quando devo andare/tornare a/da Milano. Il motivo è
molto semplice: molto spesso gli arrivi dei battelli non hanno coincidenze con i treni e viceversa. Cito alcuni orari giusto per chiarire la situazione: battello che arriva a Como alle 9.38 -
treno per Cadorna che parte dalla stazione lago alle 9.36...lo stesso si verifica alle 13.19 (treno per Cadorna delle 13.17) e alle 14.19 (treno alle 14.17) e ancora nel
pomeriggio.
Lo stesso accade per i rientri da Milano a Como; cito un caso che mi è capitato l'inverno
scorso, in cui sono arrivata da Cadorna alle 18.15 circa e ho scoperto che il C10-C20 era partito cinque o dieci minuti prima, che allo stesso orario era partito anche l'ultimo battello per
Moltrasio. Morale della favola: sono rimasta un'ora e mezza a girare per il centro di Como nell'attesa del C10-C20.. e siccome era domenica sera tutti i bar erano già chiusi....”
Aggiornamento del 3 Marzo 2009
Mauro - Abita a Moltrasio e va
ogni giorno a Milano con battello + Ferrovie Nord
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Pubblicato in : Mobilità
Venerdì 6 febbraio 2009
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Nel
Consiglio Comunale del 5 Febbraio l’attuale maggioranza di Centro Destra che regge il comune di Cernobbio intendeva approvare il conferimento dell’acquedotto comunale alla Comoacqua s.r.l.
uniformandosi così alle direttive regionali del 2006 che stabilivano i criteri di privatizzazione della gestione dell’acqua. La decisione è rientrata
e il provvedimento è stato sospeso per i fatti nuovi che vengono dalla stessa Regione Lombardia.
La legge regionale 18 del 2006 obbligava ad una gestione degli acquedotti centralizzata per ambito territoriale ottimale (il cosiddetto ATO) costituendo delle società patrimoniali con il compito
di appaltare la gestione a privati. Queste società erano a loro volta aperte alla partecipazione di capitali finanziari privati. Anche a Como si
delineava l’obbligo per i 163 Comuni comaschi costituenti l’ambito territoriale di conferire reti ed impianti comunali alla società Comoacqua s.r.l. di recente costituzione.
Il 28 Gennaio scorso il Consiglio Regionale ha modificato con voto unanime la legge 18 eliminando l’obbligo di conferimento degli
acquedotti e ristabilendo così la facoltà di autodeterminazione dei comuni. Si interrompe il percorso che sembrava dover portare la gestione dell’acqua verso una inesorabile
privatizzazione.
Questo risultato è stato possibile grazie ad un vasto movimento di 144 sindaci lombardi di ogni colore politico che si sono riuniti in
comitato contro la privatizzazione. Sotto la minaccia di un referendum regionale contro la
legge 18 del 2006 la regione è corsa ai ripari. Va detto che ha contribuito a questa decisione anche un clima mutato rispetto al tema delle
privatizzazioni. Infatti mentre fino a due anni fa sembrava che i privati dovessero essere la soluzione di ogni problema, ora queste convinzioni
sembrano incrinarsi dopo aver verificato come certi esempi di privatizzazione non abbiano prodotto gli effetti desiderati. Per l’acqua valgono gli esempi di Latina e Aprilia dove i privati hanno
prodotto pochi investimenti, un aumento forte delle tariffe e un decadimento della qualità di questo bene primario. Altro esempio è il settore
della sanità dove il dilagare delle convenzioni coi privati ha portato ad un eccesso di prestazioni anche non necessarie pur di fare cassa. Queste
esperienze dimostrano che quando si tratta della salute è meglio ricercare l’efficienza nell’ambito di una gestione pubblica che metta l’individuo e non il profitto nell’ordine delle
priorità.
L’attuale governo non sembra dello stesso avviso. Infatti il 6 Agosto del 2008 ha inserito, alla chetichella, un articolo (23 bis)
nella legge 133 (quella tanto discussa sul taglio dei finanziamenti alla università) che definisce l’acqua come “servizio pubblico di rilevanza economica”, da gestire quindi in regime di
concorrenza.
Naturalmente
il problema dell’acqua è ben lungi dall’essere risolto. Rimangono i problemi che sono: una rete di distribuzione vecchia e con pesanti perdite, la necessità di grossi investimenti, la difficoltà
dei comuni di reperire le risorse economiche e progettuali, gli impianti di depurazione insufficienti o che funzionano male come per esempio, dalle nostre parti, il nuovo depuratore di Colonno.
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Pubblicato in : Servizi