Domenica 12 aprile 2009 7 12 /04 /2009 18:44

La 52^ Brigata Garibaldi Dopo un inverno particolarmente rigido il Martedì 25 Aprile 1945 è una bella giornata di primavera. Il commissario di guerra Amos Santi (Aramis) in quel momento si trova a Milano; sta partecipando alla liberazione della città e recuperando una ventina di garibaldini del TOMASIC che si trovavano incarcerati a San Vittore. Li porterà sul lago il giorno successivo con un automezzo requisito.

Nel frattempo il Dottor Targetti e il Comadante di Battaglione Angelo Nardi (Eros) si recano a Como a parlare con il Vice Questore Domenico Pannoli per informarzioni sulla situazione.  Dal Vice Questore ottengono armi automatiche, munizioni e bombe a mano. Eros può contare in quel momento su circa 80 uomini.  Ma ecco la cronaca di quello che succede sul lago in quella fatidica giornata.

Il primo episodio avviene alle 19. Un gruppo di uomini poco armati affrontano, in un locale pubblico di Carate Urio, due militi delle Brigate Nere, di stanza a Carate.  Li disarmano e recuperano due moschetti e una bomba a mano.

Più tardi, quella stessa sera, altri uomini del distaccamento TOMASIC si recano a Moltrasio e, pur essendo miseramente armati, attaccano la caserma della Guardia di Finanza.  Ottengono la resa e la consegna delle armi dopo ripetute minacce.  Il Brigadiere Comandante della Guarnigione chiede al Comandante Eros di simulare un attacco sparando qualche bomba e qualche colpo di moschetto per  sollevarlo dalla responsabilità della resa e della consegna delle armi.  Gli viene risposto negativamente.  L’operazione si conclude alla 1,30 di notte. Vengono recuperati tre fucili mitragliatori, quindici moschetti, una cassetta piena di munizioni ed alcune bombe a mano, più altre armi che erano state occultate dagli stessi finanzieri a Moltrasio per ragioni non precisate.

Il giorno successivo, il 26 Aprile, avviene l’attacco alla caserma delle Brigate Nere di Carate Urio.  Circondata la caserma il Garibaldino Enrico Colombo (Sam) intima la resa e, in un clima di grande tensione, porta avanti le trattative.  Mentre si sta trattando un milite delle Brigate Nere, con altri tre compagni, esce dalla caserma e violando la tregua fa fuoco contro i Garibaldini. La reazione è immediata e due militi cadono mortalmente feriti.  Questo episodio produce la resa incondizionata di tutto il presidio che viene allontanato via lago con una imbarcazione.

Pochi minuti dopo giunge la notizia che alcuni automezzi stanno arrivando da Como verso Carate Urio.  Vengono intercettati dai Garibaldini, affiancati da altri volontari, all’altezza della salita di Pizzo.   Qui si accende un conflitto a fuoco che dura oltre un’ora e mezza lungo tutto il tratto Pizzo -Moltrasio - Carate Urio - Laglio - Brienno.

Rimane ferito alla spalla destra il Garibaldino Romualdo Ornaghi (Celso) e viene ucciso Silvio Riva di Laglio Brienno mentre affronta un camion armato di solo fucile.

Le perdite degli avversari sono due morti e otto feriti; fra questi il famigerato gerarca fascista Alessando Pavolini che, malgrado le ferite, riesce a dileguarsi fuggendo a gran velocità verso Argegno. Si sbarazza dei compagni feriti buttandoli dalla vettura.

Alcuni fascisti non volendo arrendersi prendono la via dei monti di Carate.  Vengono inseguiti dai Garibaldini, tra i quali, Francesco Taroni (Cech) che rimane gravemente ferito al ginocchio sinistro, nella località Surazà (Carate alta).

 

Ma eccovi il racconto di quegli avvenimenti attraverso il rapporto del Commissario Amos Santi e il Comandante Angelo Nardi, che fu scritto pochi giorni dopo, il 15 Giugno 1945 (vedi pagine 17,18, 19).
 

Rapporto della 52^ Brigata Garibaldi Luigi Clerici, pagine:  1  2 ....…. 17  18  19  20  21 22
Immagini dei giorni della Liberazione

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